Il quadro e l’immagine

Avevo messo nella mia cantina un quadro, risalendo le scale sapevo che non lo stavo buttando ma volevo conservarlo, lo misi nel posto più asciutto tenendolo al riparo dalla polvere, lo avevo riposto perché l’immagine di quel quadro pareva non far più parte della mia nuova esistenza, ogni tanto guardavo la parete da cui lo avevo staccato e mi rendevo conto che l’impronta sul muro invece che sbiadirsi nel tempo e sparire si accentuava sempre di più, come se gli ossidi del tempo e non volessero operare su quell’area del mio muro, i contorni di quella mancanza erano sempre più netti.

Scendevo ogni tanto quelle scale, lo guardavo e i colori del quadro diventavano più vivi, lo guardavo illuminandolo da lontano come per non disturbarlo, quel quadro era mio ma l’immagine di quella donna che sorrideva, ammiccava e aveva una allegria a me ignota, era viva, usciva da quella cantina e si faceva ammirare da altri spettatori, continuavo a custodirlo gelosamente nella mia cantina ma qualcuno godeva di quell’immagine e l’immagine godeva nell’essere ammirata da altri occhi, questo mi rendeva felice perché l’immagine era protagonista e doveva essere ammirata, io custodivo il mio quadro, l’immagine custodiva se stessa e quei colori diventavano sempre più belli come se man mano che passava il tempo e la sua impronta sul muro diventava netta l’immagine si pulisse della povere del tempo, si rallegrasse del sole e della luce che riceveva fuori dalla mia cantina.

Poco tempo fa sono sceso di nuovo in cantina, ho preso una sedia e mi sono seduto davanti al quadro, per un attimo quell’immagine è sembrata guardarmi negli occhi con intenzione ed intensità, solo un attimo, solo quel tempo necessario per scorgere i contorni più netti, molto più netti di quando avevo portato giù il quadro, netti e forti, sfrontati e sinceri, non so se sarebbe diventata così l’immagine restando sul mio muro, probabilmente no, ha bisogno di luce e ne ha bisogno tutt’ora, forse riuscirò ad aprire una finestra che possa illuminare il suo posto nella mia parete e forse la mia luce potrà renderla ancora più bella ma è l’immagine che deve trovare la sua casa, tornare a frequentare il mio quadro, volgere il suo sguardo verso chi le ravviva i colori, ma ora è bello vederla così, custodire il quadro, illuminare l’impronta sul muro che ora è nettissima come fosse disegnata con un pennarello grosso…

Non so se riporterò mai quella figura nella mia parete ma so quel quadro sarà per sempre mio.

I have a dream, per lottare ci vuole un Sogno

(Premessa) Le Utopie:
Secondo me, già è rivoluzionario dire “Secondo me” in un mondo di idee totali e certezze assolute, quindi dicevo… Secondo me oggi mancano le utopie, i sogni che devono far parte di ogni idea politica, perché le Utopie sono il limite a cui tendere, difficilmente raggiungibili e se mai si raggiungessero occorre subito porre nuovi limiti a cui tendere.

In pratica l’utopia come Sogno. Quello che, per esempio, una volta era il sogno del “Sol dell’avvenire” per chi credeva all’utopia socialista, era una società di pari condizioni materiali per l’umanità. Il sogno si contrappone alla follia che una idea politica per affascinare abbia bisogno di un nemico da indicare alle genti.

Limitarsi a politiche pragmatiche anche con buone idee e fattibili non anima la fantasia, non fa muovere le masse, al massimo fa ottenere delle grandi pacche sulla spalla.

Una utopia positiva in questi tempi che viviamo può essere quello di vedere all’orizzonte una Nuova Africa, un nuovo Medio Oriente, nuove prospettive nelle relazioni tra Occidente e Paesi emergenti, ad esempio immaginando un’Africa fatta di società avanzate, di popolazioni emancipate dall’egemonia delle industrie straniere che producono anche razziando le ricchezze e la cultura del continente africano, insomma società dove i nostri figli possano in un futuro andare a fare un “Erasmus” come a Berlino o Londra.
L’enunciazione di questa Utopia si pone come obiettivo quello di portare a un cambiamento del paradigma narrativo del rapporto tra Europa e Africa, da problema + immigrazione a opportunità + sviluppo.

La chiave di questo percorso è la COOPERAZIONE ovvero il tanto decantato “Aiutiamoli a Casa Loro”
La cooperazione internazionale finora è sempre stata vista come “aiuti economici”, tra l’altro ultimamente anche ridotti da parte di tutti i Paesi europei, una cooperazione internazionale produttiva non si può solo esprimere con aiuti economici, quello che ci vuole è creare una sinergia tra Europa e quegli Stati emergenti, aiutandoli dal punto di vista organizzativo e culturale a diventare sempre più stabili e magari fautori di una Unioni sovranazionali, come la nascita degli Stati Uniti d’Europa potrebbe rappresentare un rafforzamento nei rapporti internazionale dell’economia e dell’identità europea anche un embrione di Stati Uniti (ad esempio) Africani potrebbe rappresentare il seme per una vera emancipazione del Continente Africano.
Una Cooperazione quindi su più livelli, Economica, Politica, Culturale. Anche il supporto degli Stati emergenti dal punto di vista culturale con scuole, università.

Ma per un sogno non occorre un progetto delineato, un sogno è una aspirazione.

Questo secondo me dovrebbe essere nel Programma di una Nuova sinistra, lavorare perché l’Europa semini per raccogliere rapporti diretti con forze politiche “riformiste” di quelle nazioni.

Serve l’internazionalismo che è il bilanciamento della globalizzazione dei mercati, l’internazionalismo è moderno e giovane, i giovani oggi si sentono cittadini del mondo, questo è un sentimento che porta pace, internazionalismo ed egualitarismo significa lavorare per un eguaglianza sociale a livello globale.

Per integrare un immigrato in Europa questo deve essere man mano portato al livello economico-sociale del resto della popolazione, allo stesso modo si deve lavorare per diminuire lo sfruttamento dei popoli dei paesi emergenti e la loro emancipazione.

Indeterminati e Indeterminanti

Penso agli anni della 2^ guerra mondiale ed ai momenti immediatamente successivi, quando le persone dovevano essere fortemente scoraggiate, povere; cibo, lavoro scarseggiava sul serio e in maniera generale, molti avevano perso davvero tutto.

La disperazione doveva essere veramente diffusa.

Eppure tutto si è rimesso in moto in modo sorprendentemente rapido, i punti di partenza erano davvero bassi e in Italia solo 15 anni dopo la fine della guerra (giusto il tempo di un paio di governi Berlusconi intervallato da un governo Prodi)  negli anni ’60 si parla di boom economico, le industrie lavorano a pieno regime, c’era l’emigrazione interna che ha portato braccia al nord ed ha svuotato le campagne (ed i governanti se ne sono preoccupati molto, troppo in ritardo).

Ma il fatto è che l’italiano della guerra e quello di fine guerra era un italiano che vedeva un futuro, non vedeva un oggi, ma vedeva un futuro per i propri figli.

Quindi nell’oggi rifletto: vero, c’è stata una crisi con conseguenze prossime a quelle di una piccola  guerra ma le persone, gli individui, non hanno voglia di rimboccarsi le maniche. Perché?

Non credo ai complotti o ai grandi disegni mondiali di condizionamento, ma sta di fatto che molte persone si sono convinte di essere precarizzate al massimo, quindi di vivere nell’indeterminatezza, nel poco chiaro, ora, ora si sentono più precari di quando cadevano le bombe addosso a tutti, non c’era lavoro e se volevi mangiare dovevi cercarti qualche ratto succulento da mettere allo spiedo, perché allora se chiedevi a qualcuno di rinunciare a qualcosa per i figli lo avrebbero fatto di corsa, oggi non puoi nemmeno dire a un lavoratore in pensione di anzianità presa a 50 anni, guarda che la tua pensione te la dovrà pagare tuo figlio e tuo nipote e probabilmente il nipote di tuo nipote, ti risponde aggrappandosi alla busta dell’Inps con le unghie dicendo, non importa è un mio diritto, la legge diceva così quindi mi spetta e basta.

Ora e Adesso, questa è la legge che ci comanda, del domani non ci importa, qualsiasi promessa elettorale ci piace se ci soddisfa l’Ora e Adesso.

Ma non è colpa delle persone, dei singoli individui.

La responsabilità è di chi ha indotto la percezione della precarietà.

Il povero delle periferie di Pasoliniana memoria che raccoglieva i cartoni per le strade di Roma  passando fuori dai negozi dei ricchi poi rientrava nella sua baracca fatta di lamiere ondulate, come ci sono ora nelle bidon ville africane, pensava ai suoi figli e cercava di farli studiare, proprio come fanno ora gli immigrati passando da un lavoro sottopagato a un altro lavoro sottopagato. Avendo una visione, il futuro. Erano Proletari veri avevano la Prole, avevano solo i loro figli come capitale, precario sì, ma vedeva la possibilità di crescita dei suoi figli, l’accrescimento del suo capitale.

Oggi obiettivamente nessuno può dire che stiamo in quella situazione.

Io di sfuggita l’ho vista, andavo a scuola a piedi e vedevo sfilare alla mia sinistra decine e decine di baracche e non ero in Uganda anzi potevo andare a piedi a P.zza S.Pietro per vedere il Papa, fuori da quelle baracche i bambini sporchi in mutandine e canottiera, quando il sole lo permetteva, giocavano in terra, dove diventava storia di quartiere la bambina che i topi le avevano mangiato la faccia, dove il mio compagno di scuola aveva perso l’occhio perché i giochi consistevano nel tirarsi i sassi da decine di metri di distanza ed era normale un piccolo incidente come quello.

L’Italia non era governata meglio, iniziavano gli sprechi della Cassa del Mezzogiorno, ed il Sud iniziava da Pomezia. Ma si pensava al futuro, l’Ora e Adesso interessava solo le classi medie benestanti. Che quelle sì facevano discorsi strani, tipo: Se vincono i Comunisti ci metteranno i poveri delle baracche dentro casa, ce le requisiranno. E ci credevano, come oggi i poco abbienti, i precari veri o indotti credono che quel 10 % di stranieri riescano a rubare il lavoro, le case. Certo c’è chi lo urla e convince ma c’è anche chi si fa convincere e chi fa l’eco e arriva a far finta di smentire: “Vero la realtà non è questa, questa è una realtà percepita, ma dobbiamo tenere conto anche delle percezioni”, dimenticando di dire che tutto ciò che non è reale è inventato e irreale, porlo come reale è portare avanti una falsità.

 

Quindi oggi esiste chi è precario davvero, chi deve arrabattarsi per portare la pagnotta a casa e non ha davvero il tempo per piangersi addosso anzi, non ha nulla da proteggere e nessuno gli ruberà qualcosa  e tra questi molti immigrati che mettono da parte i centesimi per rispedirli in patria.

Poi ci sono gli Indeterminati, quelli che hanno qualcosa ma potrebbero perderla e se tutti i giorni gli dici: “guarda che potresti perderla, fregatene i tuoi figli in qualche modo si organizzeranno ma a TE il mondo sta rubando quel che possiedi”, si allarma, si chiude, alza i muri e trova chi gli dice che i muri servono, devi chiuderti bene e non si domanda se sta chiudendo dentro se stesso o si sta chiudendo fuori.

Poi qualcuno inneggia alla redistribuzione e in un mondo dove molti hanno qualcosa tutti pensano di poter ambire a qualcos’altro in questa redistribuzione ma questa forse… sarà un’altra puntata.

 

Stefano GennaCattura

La mia sul Referendum

Parlo con molti, ascolto molto, provo poi a riflettere, non è detto che ci riesca ma ci provo.

Parlo con militanti 5 stelle di politica internazionale, non tutti ma una buona parte prova ammirazione per Putin e questo accade anche per i leghisti, parlavo tanto tempo fa, dato che sembrano in via di estinzione, con chi simpatizzava per Forza Italia e ammiravano le politiche portate avanti dalla Thatcher, molti italiani se si parla di Germania magari non trovano simpatica la Merkel ma riconoscono che le politiche portate avanti da questa Leader hanno fatto una grande Germania.

L’Italia non è un Paese di secondo piano, vorrei solo ricordare che siamo il secondo paese esportatore d’Europa dopo la Germania, che cinesi, americani, inglesi, sudamericani (meno i francesi perché i nostri cugini sono sempre stati un pelino invidiosi che noi facciamo buone cose e per contro abbiamo anche un ottimo clima mentre loro da quel lato stanno messi peggio) ci ammirano per i nostri prodotti, li ritengono di lusso e ben fatti, che se da qualche parte nel mondo si deve fare un ponte, una diga, una qualsiasi opera ciclopica i primi a essere contattati sono ingegneri italiani e aziende italiane perché siamo bravi. Ma noi non stimiamo in nostri politici, qual è la differenza?

La differenza tutti diranno che è la scarsa qualità della nostra classe dirigente e quindi dei nostri politici, forse è vero ma io vi dico che di questo non c’è la prova provata, in 73 anni di Repubblica dal 1943 a oggi si sono succeduti 63 governi, la durata media di un governo italiano è di poco più di un anno, forse qualcuno si ricorderà dei governi balneari che nascevano solo per un’estate per svanire a settembre, forse ognuno di quei governi era retto da incapaci, che poi ora in molti divinizziamo perché erano retti da nomi come Aldo Moro, De Gasperi.

Ma io ora sto provando a immaginare l’atteggiamento di qualche Direttore di qualche ufficio in un Ministero qualsiasi, assunto in pianta stabile, che sapeva benissimo di essere incollato con l’Attak alla propria poltrona quando vedeva sfilare davanti a se il Ministro e sapeva benissimo che quel Ministro era lì per qualche mese, qualche anno, ma non tanto quanto bastava per cambiare le cose e che lui invece era inamovibile, eterno nelle sue funzioni, oppure quel funzionario della Camera o del Senato che vedeva sfilare davanti a se deputati e senatori che erano continuamente appesi a cercare consenso perché stavano sullo scranno fino alla prossima crisi e al prossimo voto. A me viene da pensare che la Repubblica Italiana in questi 73 anni non è stata mai retta dai governi e dai parlamenti, ma proprio da questi inamovibili Signori che distribuiscono favori, che spostano carte dal fondo delle vaschette alla cima, che decidono su appalti, che tengono i contatti con chi mette le firme, che possono mettere la famosa “buona parola”. E i politici perché non hanno mai corretto questo stato di cose in tutti questi anni? Sicuramente un motivo è perché mettersi contro una classe di persone così potente è difficile, probabilmente qualcuno di questi politici era anche sponsorizzato da queste brave persone, ma c’è anche un altro aspetto, fare il politico e sapere che il governo è precario, ricattabile, incerto nel suo futuro, fa sì che il politico stesso abbia un alibi perfetto: le classiche frasi “non ci hanno fatto lavorare”, “ci sono lacci e lacciuoli”, “siamo al ricatto delle minoranze”. Per il politico serio e intelligente questi limiti sono un danno, per il politico che invece era al governo o al parlamento solo per tutelare alcuni interessi gli bastava che la sua carica durasse abbastanza per fare quel che si era prefissato per poi ripresentarsi dicendo “non ho fatto quello che volevo perché i poteri forti me lo hanno impedito”. Io sono stato sempre critico verso Berlusconi, ma chissà se il suo primo governo fosse durato 5 anni con una solida maggioranza per portare avanti la sua Rivoluzione Liberale, che avrebbe dovuto significare tutela della concorrenza, riduzione delle tasse, liberalizzazioni ecc. ecc. chissà se tutto questo lo avrebbe fatto e come, non possiamo saperlo quindi non abbiamo potuto noi italiani dare un voto al suo governo, premiarlo con un voto di riconferma o punirlo con un voto di rifiuto, non abbiamo potuto e ce lo siamo ripresi a scatola chiusa (poi ci ha tenuto inchiodati per qualche anno a fare leggi per risolvere i suoi problemi giudiziari mentre l’Italia vedeva correre economicamente tutti gli altri e restava al palo).

Io vorrei che gli apparati della Burocrazia non possano più comandare in Italia, che un dirigente statale quando vede un Ministro che rappresenta il popolo italiano si tolga il cappello, che un parlamentare non debba pensare a come garantirsi la prossima rielezione continuamente, che il Governo non abbia più l’alibi del “non ci hanno fatto lavorare”, che un Governante in Italia possa, come in qualsiasi altra nazione, portare avanti la sua politica per cui è stato votato e poi dopo il suo periodo di governo il popolo possa esprimersi dicendo hai fatto bene o hai fatto male, quindi voglio che una sola Camera possa dare la fiducia e toglierla, e voglio anche che il Governo abbia una maggioranza in quella Camera per poter portare avanti la sua politica o meglio le sue politiche, con la sola spada di Damocle sulla testa del giudizio degli italiani e non le pressioni delle consorterie politiche.

Vorrei inoltre che i referendum popolari siano facilitati, vorrei che le proposte di legge a iniziativa popolare siano discusse in parlamento.

PER TUTTO QUESTO IO VOTO Sì

Radici

Ci sono molte cose che l’uomo dovrebbe imparare nella sua formazione, come il rispetto per le donne, la capacità di comunicare i propri sentimenti, il non dare una enorme importanza al cosiddetto orgoglio maschile.

Ma oggi voglio soffermarmi su una attitudine che per la mia esperienza è prettamente femminile, cioè quella capacità che ha la donna di fare da collante nei rapporti famigliari. Una capacità antica che era anche patrimonio delle famiglie di una volta, unite dal cortile, dal paese, dai nonni comuni. Mia madre aveva quella capacità, mia nonna anche, ed in parte anche mio nonno, che probabilmente lo aveva imparato dall’epoca in cui la solidarietà famigliare era l’unico modo per resistere, per affrontare avversità, l’unione fa la forza.

Io e, credo anche, mio fratello questa cosa non l’abbiamo imparata, anzi forse abbiamo imparato l’esatto contrario, ovvero il chiudersi nel piccolo, ristretto, nucleo famigliare costituito dalle 4 mura domestiche, lasciando le parentele appena un po’ remote fuori dalla vita quotidiana. Fino a che erano in vita quelle donne si sentiva che il sangue vivo circolava affine tra parenti. Ora sono arrivato a 54 anni, le donne hanno smesso di fare da collante dalla loro scomparsa, molte cose sono cambiate, quelli che erano ragazzi ora sono grandi, genitori, hanno le loro felicità sconosciute, i loro problemi incogniti, insomma le loro vite che non mi riguardano più, le persone si sono evolute in altre persone, di alcuni di loro, quelli che ho smesso di frequentare quando erano ancora in formazione non so nemmeno che persone sono diventate, come pensano, non so nemmeno se mi piacciono o meno. Insomma ho perso connessioni importanti con le radici. Molto spesso mi sono ritrovato a pensare a quei parenti persi, ai tempi in cui ci si vedeva, non assiduamente, perché … no meglio non specificare i motivi, sarebbe una inutile polemica, diciamo che semplicemente la mia famiglia era guidata da un doppio binario, uno portava verso l’esterno ma un altro, tendeva a trattenerci e come succede sempre le forze statiche prevalgono alle forze dinamiche (piccola digressione, la conservazione prevale perché difende lo status quo, il progresso è più debole perché si può cambiare in molte direzioni e spesso chi vuole cambiare si divide nelle scelte) quindi anche nel caso del vedere i parenti occorre fare delle scelte, quali parenti? Quelli di qui, quelli di la? Meglio nessuno, si fa prima…

Insomma dicevo, pensare oggi a quando ci si vedeva significa pensare a ieri, ad altre persone, altre facce, ci si chiede ma incontrandosi oggi ci si potrebbe riconoscere? Avremmo argomenti comuni? Avremmo sintonia di vedute? Chissà, e quindi prevale sempre quell’istinto alla staticità, lasciamo tutto com’è.

Poi accade qualcosa, si viene a sapere che uno di quei parenti, che nei miei ricordi era un ragazzo esuberante, un po’ simpaticamente testa di cazzo ma non ricordo nemmeno perché me lo ricordo così, è passato talmente tanto tempo che i ricordi sono più che sfumati, sono nebbia fitta, un volto, una espressione del viso, niente di più. Ebbene accade che quel ragazzo che nel frattempo è cresciuto, diventato lavoratore, marito, padre, colonna della propria famiglia, ha un incidente e di punto in bianco scompare, vengo a saperlo, coi potenti mezzi che ci sono oggi e mi dico che sono tutte cazzate, le radici tagliate non si sa se possono ricrescere ma provarci è un dovere, si scoprirà se vedendosi ci si riconosce, si scoprirà se ci sono argomenti comuni e sintonia di vedute, provarci quindi è un dovere e un diritto, non per me, non solo almeno, sì è vero che c’è un vuoto da colmare ma è importante perché se sono stato così coglione da non imparare a suo tempo a mantenere uniti i fili non vuol dire che non possa imparare ora e insegnarlo ai miei figli, un insegnamento che viene come sempre dall’esempio, solo l’esempio personale porta alla trasmissione della coscienza.

Ciao Angelo, tu non ti ricorderai di me, ma io sì, ti auguro un buon viaggio, se c’è un viaggio, e se non c’è, tranquillo… stai già viaggiando dentro a chi hai lasciato qui.

Buon Non Natale

Buon Non-Natale, festa dove non serve credere in qualcosa di trascendente per dirsi che sarebbe meglio essere più buoni, dove tutti sanno che siamo tutti fratelli perché coscienti di essere tutti frutto del primo spermatozoo che si è unito al primo ovulo, magari di due strani esseri che erano scimmie e pelose, non scimmie spelate incravattate ingiacchettate e vestite da Armani, o con tacco 12, festa dove si ha piacere di stare con gli altri e se non c’è il regalo impacchettato pazienza, esiste il regalo della chiacchiera affettuosa, della risata complice, del sorriso con testa reclinata da un lato e occhiolino, che dice tutto, del vaffanculo tra amici veri. Festa che anche senza whatsapp funziona lo stesso, festa che anche se non ci si sente ci si pensa, festa senza la necessità dei selfie, festa dolce con retrogusto amaro, perché si sa benissimo che molti di quei fratelli, figli anche loro dello stesso spermatozoo e dello stesso ovulo ora, nel momento del Non-Natale, se la passano male, chi è vicino e sta solo, chi è lontano e sta sotto le bombe, chi non riesce a digerire i fritti del cenone ed ha finito il bicarbonato, chi sta attraversando il mediterraneo abbracciato ad altri 60 in un gommone di 6 metri, chi non trova un parcheggio e gli chiude il negozio per fare l’ultimo regalo, e quello che gli hanno regalato la solita sciarpa. Buon Non-Natale a tutti quelli che oggi si chiedono: ma possibile che per stare assieme e godersi una giornata dobbiamo festeggiare il compleanno di un tizio nato, forse, 2015 anni fa, che sarà pure stato una brava persona, ma tutti i giorni, ogni ora, ogni minuto, nasce un nostro fratello, figlio come noi di una scopata tra due scimmie, quindi festeggiamoci, e magari facciamolo anche più spesso un Non-Natale…. Auguri.

Il Nero e il Bianco.

CatturaIl Nero e il Bianco.
Negazione di sfumatura,
Messaggio di totalità,
Io Tu. Noi Voi. Torto Ragione. Dolce Amaro.
Io, Io, Io, sono dentro di me, tutto quel che vedo è fuori di me, dalle mie viscere,
dal mio mal di pancia, dalla mia esultanza e dal mio orgasmo.
Voi, oltre il confine di me.
Nero come l’oscurità, e l’ignoto, e la paura, e il “chi sei?”
O, cosa sei.
O, forse non sei.
Bianco come la luce del mattino, che non svela ma trasfigura, e si afferma
come un, Sì!
Come un punto esclamativo! Virile! Unico!
Nero come l’ombra, che striscia, vive nelle fenditure delle rocce.
Nero come il contorno che delinea, che precisa l’indefinito.
Nero Bianco Nero Bianco Nero Bianco Nero Bianco
Alternanza che con-fonde, fusione che liquida
l’Uomo miope, visto a distanza, la Storia presbite
vede il cammino pre vede il cammino,
Cammini che si scontrano, si incontrano, si incrociano, si macchiano.
L’eclisse mai totale, l’ombra copula la luce con abbraccio fraterno.

#neroebianco

Noi, occidentali, NOI italiani, padani, centrali, meridionali. Loro i francesi, gli inglesi, gli americani, i cinesi, i russi. Tutti noi delle nazioni civili e industrializzate abbiamo colonizzato, dominato, usato il loro rame delle miniere per costruire i nostri utilissimi smartphone, I-phone, PC, I-pad, bellissimi TV al plasma. Ci ha fatto comodo poter trattare la nostra predazione di materie prime con dittatori piazzati dai nostri servizi segreti al potere, entrare nelle loro case rubare e dire a tutti che loro erano incivili da civilizzare. Ci ha fatto comodo che fossero mantenuti da potenti senza scrupolo in continuo bisogno di sovvenzioni e sotto ricatto dell’occidente. Il Sudafrica, l’unica nazione che s’è riuscita a liberare dal giogo, perchè troppo evidente era la contraddizione dell’apartheid imposta dai bianchi eredi degli occidentali sui neri nativi, che appena liberata dal giogo è diventata forte e progredita e non più sfruttabile ci ha insegnato che i dittatori occorre allevarli sul posto e supportarli con la vendita delle nostre armi, e che magari abbiano anche alibi religiosi nelle loro azioni crudeli, perchè la religione ha il merito di dividere di abbattere il pensiero e la cultura, alla religione nessuno può chiedere i perchè, perchè la religione ti risponde: perchè è così e basta, lo dice Dio, lo dice Allah. Chi sta con la quadra crociata, chi sta con la squadra con la falce di luna, niente trattative, ottimo, niente trattative vuol dire nessuna via di uscita, nessuna soluzione, si continua a depredare. Secoli di furti di libertà, secoli di commercio di schiavi, secoli e secoli di presunta superiorità del bianco sul nero.
E ora ci incazziamo se ci vogliono pulire il vetro al semaforo.

Non sono Animal-ista

Ho un cane, anzi una cana come la chiamo io, veramente non è mia e credo sinceramente che non sia di nessuno altro che di se stessa, io personalmente le farei fare quello che le pare ma credo che i vicini, che non hanno deciso di averla accanto, non sarebbero d’accordo, quindi quando abbaia ripetutamente perché da qualche parte nel mondo, anche se fosse nell’oceano pacifico c’è stato un lampo con successivo tuono e a lei che il cielo si permetta di tuonare proprio non le va giù, come non le vanno giù le esplosioni che piacciono tanto agli umani, e le campane… che anche io abolirei, insomma dicevo, quando abbaia devo farla stare zitta ed ho provato a chiederglielo per favore, giuro l’ho fatto, ma non ha sortito grandi risultati, in qualche modo, giuro non cruento, ho dovuto imporglielo. Poi oltre alla “cana” nel ballatoio della casa dove abito passeggiano alcuni gatti, li adoro i gatti, fanno sempre quello che vogliono, e io cerco un posto dove piazzare una ciotolina con croccantini dove la “cana” non possa arrivare ma loro sì. Ho avuto una cavalla, un amore, l’ho amata tantissimo, si galoppava assieme, cioè no, aspè…. Lei galoppava io le stavo sopra, cioè anche questo non è del tutto vero, qualche volta ha fatto in modo che scendessi dalla sua groppa senza darmi nemmeno il preavviso, però ci siamo divertiti assieme, non me lo ha mai detto, ma glielo leggevo negli occhi ehhhh…. Ne sono certo… Sicuramente si divertiva di più quando entravo nel paddock con una busta di mele e le mangiavamo io e lei, io correvo con una mela in mano e lei mi rincorreva facendo lo slalom per braccarmi, poi una volta che aveva la mela in bocca era felice e si veniva a strofinare il muso contro di me, a proposito avete in mente? Cioè avete mai visto in che condizioni è la bocca di un cavallo quando mangia una mela succosa? Bé se non l’avete mai vista non potete capire quanta bava mi spargeva addosso e poi, scuotendo il capoccione mi schizzava ovunque. Ho avuto anche due gatte in casa, Bijou e Minou prima di diventare padre, fantastiche, avevano una tecnica congiunta per aprire il cassetto dei comò dove si tenevano i calzini e riuscivano a spargerli per tutta casa, poi che bello ogni tanto trovare in qualche angolo di casa un passerotto stecchito, catturato sul balcone e portato sotto alla poltrona o alla credenza. Gli animali mi piacciono, ma come dice il titolo non sono animalista perché un vero animalista secondo me dovrebbe desiderare per l’animale la sua vita completamente indipendente dall’uomo, io la cana faccio in modo che non abbai, la cavalla la tenevo chiusa in un paddock (ok meglio che un box, certamente, ma sempre rinchiusa era). Vorrei sentire un vero animalista che combatta perché i cani non vengano più trattenuti con il guinzaglio, che siano liberi di imbrancarsi come la natura vuole, che una volta nel branco, quando vedono un cucciolo d’uomo in un passeggino non lo vedano come un compagno di branco ma come quello che dovrebbe essere per loro, una ghiotta riserva di proteine animali, mi si obbietterà che i cani non sono solo carnivori, e io obbietto che non sono nati con la capacità di aprire le scatolette o i sacchetti di croccantini, quindi aboliamoli, sono decisamente contro natura! Quindi un animalista convinto deve lottare perché l’animale riprenda completamente la sua dignità di animale, che non venga umanizzato su facebook, preso in giro con filmatini e fotografie che lo trattano come un umanoide deficiente … “Guardaaaa c’è un gatto che passa l’aspirapolvereee che carinooooooooo!”….

Narrandoti nuda

piramide

Camminavi correndo

Temendo  che il pensare ti rallenti

Raggiungendo una tana

Dove accoglievi un forse

Ti narravi nuda

Mostrando le tue ali aperte

I tuoi voli lievi e le tue cadute

Come ti tenevi fieramente per mano

Conducendoti attraverso il chissà

Sguardo che fugge e torna

Svelano desideri e sogni

Piedi in terra e paure

In un tempo il nuovo volto diventa amico

In un tempo il nuovo volto diventa amante

Le anime hanno sete

E ti narravi nuda.